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Da Maria Teresa Fulci una proposta per il PD all'estero

maria_teresa_fulci.jpgPubblichiamo il contributo al dibattito sul PD all'estero che ci e' pervenuto da Maria Teresa Fulci, del PD Lussemburgo, candidata al Senato alle recenti elezioni politiche nella Circoscrizione Europa e votata dal oltre ventimila elettori. ''In molte parti del mondo le identità pre-esistenti all'interno del PD hanno oggettivamente difficoltà a inserirsi veramente nel processo di costruzione del partito. Ci sono parti importanti del PD all'estero che vivono questa integrazione come la semplice somma e, troppo spesso, continua lotta per il predominio interno delle pre-esistenti identità.'' Per Maria Teresa Fulci occorre invece ''aprire il PD a tutti coloro i quali esprimono idee, iniziative. Anche e soprattutto se queste non sono necessariamente parte di pre-esistenti identità o ancora meglio provengono da coloro i quali sentono il bisogno di andare oltre il limite delle stesse pre-esistenti identità.'' Nel recente convegno di Parigi sulle regole del PD all'estero, Maria Teresa Fulci, che fa parte del gruppo di lavoro che ha il compito di redigere la proposta di Statuto,  ha proposto che si trovi una formula che garantisca ''a tutti i paesi delle varie ripartizioni che lo desiderano, una rappresentanza, in qualche modo in maniera indipendente dal numero d'italiani che vi risiedono e quindi da bacini elettorali per cosi dire storici, aprendosi invece anche alle nuove realtà, penso ad esempio all'esperienza dei Democratici.net''.

A seguito della recente riunione a Parigi, nella quale si è discusso su come strutturare il PD all'Estero e alla quale hanno partecipato rappresentanti provenienti dalle quattro ripartizioni della circoscrizione Estero, e della successiva riunione di Roma del gruppo che lavora sullo statuto del PD all'Estero, di cui faccio parte propongo queste riflessioni che spero possano essere utili per contribuire al dibattito in corso.

Parto da una riflessione sulla situazione post-elettorale di molte realtà del PD; in molte parti del mondo le identità pre-esistenti all'interno del PD hanno oggettivamente difficoltà a inserirsi veramente nel processo di costruzione del partito. Ci sono parti importanti del PD all'estero che vivono questa integrazione come la semplice somma e, troppo spesso, continua lotta per il predominio interno delle pre-esistenti identità. Questo  è esattamente il contrario di quello che dovrebbe essere il forte messaggio del PD, con la conseguenza di allontanare tutti coloro che vogliono avvicinarsi o riavvicinarsi alla politica e scelgono di farlo attraverso il PD, che è, questo si, uno degli obbiettivi del PD.

Il modo migliore per superare questo scoglio è confrontarsi, anche duramente, ma sulle idee, sui principi di un partito aperto, che dia spazio a tutti e in particolare alle nuove energie e esperienze che si sono coagulate intorno al PD negli ultimi mesi. Un confronto che si deve allargare alle regole che occorre darci per superare questa fase e andare verso, non solo una vera integrazione, ma soprattutto per aprire il PD a tutti coloro i quali esprimono idee, iniziative. Anche e soprattutto se queste non sono necessariamente parte di pre-esistenti identità o ancora meglio provengono da coloro i quali sentono il bisogno di andare oltre il limite delle stesse pre-esistenti identità.

Il lavoro che si sta facendo sullo Statuto del PD all'Estero è fondamentale, proprio perché regole attente a questi problemi potranno aiutare, stimolare il successo della creazione del PD all'Estero.

Nel convegno di Parigi ho proposto che si trovasse una formula che garantisse a tutti i paesi delle varie ripartizioni che lo desiderano una rappresentanza, in qualche modo in maniera indipendente dal numero d'italiani che vi risiedono e quindi da bacini elettorali per cosi dire storici, aprendosi invece anche alle nuove realtà, penso ad esempio all'esperienza dei Democratici.net.

L'analisi del voto in Europa rende evidente come il dato del Lussemburgo e dell'Olanda, per esempio, sia stato di grande rilievo, e questi sono entrambe paesi relativamente piccoli. Credo che sia giusto assicurare loro una reale rappresentanza al livello del coordinamento europeo del PD, lo stesso vale per altre realtà medio-piccole delle altre ripartizioni della circoscrizione Estero.

Sempre prendendo ad esempio la ripartizione Europa, la mia proposta è che lo statuto preveda un organo collegiale di coordinamento nel quale siano rappresentati tutti i paesi che lo desiderino, attraverso delle primarie per paese, e che a rotazione ogni anno uno dei rappresentanti assuma la carica di portavoce del coordinamento. Questa assunzione può farsi per votazione da parte dei rappresentanti nel coordinamento, con l'ineleggibilità di chi è già stato portavoce nel corso del corrente mandato del coordinamento.

In questo modo tutti i paesi che lo desiderano possono essere direttamente coinvolti nel lavoro di coordinamento, possono partecipare, far sentire la loro voce in maniera democratica, e si evitano rendite di posizione che finiscono per precludere a realtà più piccole e non, ma non meno importanti, di partecipare pienamente al PD. Penso alla Spagna, paese grande e con molti residenti italiani, ma con una nostra presenza molto ridotta, che andrebbe stimolata e accresciuta. Penso all'Inghilterra; ricordiamo tutti l'interessantissimo lavoro fatto dai "4gatti" Fedi, Marco, Paolo e Salvatore sulle manovre economiche dei governi Berlusconi e Prodi. Iniziative come quella vanno incoraggiate, vanno stimolate, quel lavoro può essere proseguito, può diventare uno strumento utilissimo per le prossime elezioni. Ma per farlo occorre che i "4 gatti" si sentano parte integrante e non marginale del Partito Democratico, e come loro anche altre realtà locali che hanno già fornito o potranno fornire in futuro le loro energie e iniziative al PD.

L'obiettivo è che il coordinamento sia il vero motore democratico del PD all'Estero e che garantisca un confronto serio e democratico delle istanze di tutte le realtà paese, che sono o possono essere diverse, ma tutte hanno eguale dignità.

Probabilmente, abbiamo (purtroppo) cinque lunghi anni davanti a noi prima di potere misuraci di nuovo in una competizione elettorale; le scelte di oggi potranno darci quella spinta in più per vincere, ampliando il consenso, agendo in maniera democratica e lavorando senza perdere tempo per far si che il PD sia sentito da tutti noi come una vera forza politica capace di cambiare profondamente l'Italia, che come è sotto gli occhi di tutti; ne ha veramente bisogno.

Maria Teresa Fulci

PD Lussemburgo

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Postato il fraformica, 04-06-2008 21:00,
1. Rappresentanza anche per l'Asia
Al contrario di Gianni io mi trovo abbastanza d'accordo con la proposta di Maria Teresa. La situazione descritta di scarsa rappresentativita' per paesi con un basso numero di elettori descrive infatti perfettamente la situazione dell'area Asia-Pacifico, dove esiste un grandissimo bacino elettorale (l'Australia) e, pertanto, chi si trova ad operare in paesi "minori" (come il Giappone nel mio caso) sente molto forte la mancanza di rappresentanza, vista anche l'enorme distanza geografica che separa l'Asia dall'Australia. Sarei quindi in favore di un organismo collegiale non solo europeo.
 
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Postato il Gianni, 04-06-2008 16:27,
2. Rappresentanza invece di collegialita'
Proporre come struttura di governo del partito in Europa un organo collegiale di rappresentanza dei partiti nazionali significa semplicemente assegnare a tale coordinamento un ruolo puramente organizzativo, e privarlo di qualsiasi autonomia politica. Significa anche che il ruolo politico a livello continentale verrebbe acquisito dalla struttura funzionariale basata a Roma, e che il partito all’ estero avrebbe preclusa ogni forma di elaborazione politica autonoma. 
Non mi sembra una buona soluzione.
 
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